Quanto è vecchio ed esposto il patrimonio costruito in Europa
Ultimo aggiornamento: 4 settembre 2026
L'80 per cento del patrimonio residenziale europeo è stato costruito prima degli anni Novanta e il 40 per cento prima degli anni Sessanta. Quasi il 70 per cento della perdita economica annua attesa per terremoto in Europa, stimata intorno ai 7 miliardi di euro, matura in tre paesi: Italia, Turchia e Grecia.
Quanto è vecchio il costruito europeo
La Commissione Europea, attraverso la rete di conoscenza sulla protezione civile, rileva che l'80 per cento del patrimonio residenziale attuale dell'Unione è stato costruito prima degli anni Novanta, e il 40 per cento prima degli anni Sessanta.
L'esposizione è cresciuta molto più rapidamente della popolazione. Tra il 1975 e il 2015 la popolazione potenzialmente esposta ai terremoti è aumentata del 7 per cento, mentre l'ambiente costruito esposto è cresciuto del 142 per cento. Nel 2015 circa un quarto della popolazione dell'Unione e circa un quarto dell'area costruita risultavano potenzialmente esposti a scenari sismici con periodo di ritorno di 475 anni.
Il riferimento comune per il confronto tra paesi è la coppia di modelli europei sviluppati nell'ambito di EFEHR: il modello di pericolosità ESHM20 e il modello di rischio ESRM20, che combina un modello di esposizione con circa 143 milioni di edifici e circa 460 milioni di occupanti su 44 paesi, e oltre 500 modelli di vulnerabilità.
Il quadro per paese
La soglia rilevante cambia da paese a paese, perché dipende da quando ciascuno ha introdotto una normativa antisismica cogente. La colonna della prima normativa indica l'anno di introduzione, e va letta insieme alla svolta verso i codici moderni, che in diversi casi arriva decenni dopo.
Le fonti di ciascuna riga sono elencate nella nota metodologica.
Perché la data della prima normativa dice meno di quanto sembri
Un elemento merita attenzione prima di leggere la tabella come una classifica.
La data di introduzione di una normativa antisismica indica quando una regola è entrata in vigore. La protezione effettiva del costruito matura quando quella regola raggiunge un livello prestazionale moderno e viene applicata. In Italia il 1974 segna la prima classificazione nazionale, e la protezione moderna arriva con l'ordinanza del 2003 e con le Norme Tecniche del 2008 e del 2018.
Prima del 1974 i comuni italiani venivano classificati come sismici in prevalenza dopo essere stati colpiti da un evento, quindi la classificazione seguiva il danno invece di precederlo.
La stessa distanza tra adozione formale e protezione effettiva ricorre in altri paesi, e non riguarda soltanto il passato: nei crolli turchi del 2023 rientrano anche edifici formalmente soggetti a un codice sismico. È la ragione per cui la tabella riporta entrambe le informazioni.
Dove età ed esposizione si sommano
La combinazione dei due fattori concentra il rischio in modo netto. Secondo il modello europeo di rischio, la perdita economica media annua per terremoto in Europa si colloca intorno ai 7 miliardi di euro, e quasi il 70 per cento matura in Italia, Turchia e Grecia. La perdita media annua di vite umane è stimata intorno a 900, con oltre il 75 per cento concentrato in Italia e Turchia.
Uno studio del 2023 sui quattro paesi con le maggiori perdite attese rileva che, su una popolazione complessiva di oltre 170 milioni tra Italia, Turchia, Grecia e Romania, circa 130 milioni di persone vivono in edifici progettati senza codice sismico oppure con codici di livello basso.
Le città con il rischio più elevato individuate dal modello europeo sono Istanbul e Izmir in Turchia, Catania e Napoli in Italia, Bucarest in Romania e Atene in Grecia. Presentano un rischio sopra la media anche Zagabria, Tirana, Sofia, Lisbona, Bruxelles e Basilea, mentre città come Berlino, Londra e Parigi si collocano su valori bassi.
Un dato utile a dimensionare il margine di intervento: EFEHR stima che, portando le classi di edifici residenziali più a rischio della sola Turchia e della sola Italia al livello dell'Eurocodice, il numero medio annuo di vittime in Europa si ridurrebbe di oltre il 50 per cento e le perdite economiche medie annue di almeno il 30 per cento.
Le due classi che contribuiscono di più alle perdite, sia economiche sia di vite, sono la muratura non armata a bassa altezza, prevalente nei centri storici, e i telai in cemento armato di media altezza progettati prima dei codici moderni, prevalenti nelle aree urbane di Grecia continentale, Turchia, Romania e Italia.
Il caso italiano
Circa il 60 per cento delle abitazioni italiane è antecedente al 1971, e oltre il 56 per cento del costruito residenziale situato in zona sismica 1 e 2 è anteriore al 1970.
I comuni classificati a pericolosità alta e medio-alta sono il 36,2 per cento del totale e vi risiede il 41,3 per cento della popolazione. Circa 21,5 milioni di persone risiedono in zone a elevato rischio sismico, con circa 12 milioni di abitazioni interessate. In zona 1, la più pericolosa, vivono circa 3 milioni di persone con oltre 1,6 milioni di abitazioni, e la Calabria è la regione più esposta con circa 1,2 milioni di residenti e 635 mila abitazioni in quella classe.
Sul piano costruttivo, il censimento del 2011 registra il 57,2 per cento degli edifici residenziali in muratura e il 29,5 per cento in cemento armato. In termini di abitazioni, superficie e popolazione i due materiali si equivalgono, perché gli edifici in cemento armato hanno mediamente più piani. Negli edifici residenziali situati in zona sismica 1 la muratura sale ai due terzi.
Come invecchia una struttura e quando l'invecchiamento diventa visibileIl patrimonio produttivo
Gli edifici a uso produttivo in Italia sono quasi 991 mila, di cui circa 213 mila in zona sismica 1 e 778 mila in zona 2.
Il terremoto dell'Emilia del maggio 2012, con 28 vittime e danni complessivi superiori a 13 miliardi di euro, ha reso evidente la vulnerabilità dei capannoni prefabbricati in cemento armato, costruiti in prevalenza tra gli anni Sessanta e Novanta in aree che la classificazione sismica ha raggiunto solo nel 2003. La causa principale dei crolli è stata l'assenza di collegamenti efficaci tra travi, pilastri ed elementi di copertura, con perdita di appoggio e ribaltamento dei pannelli di tamponamento. La legge adottata dopo l'evento ha imposto interventi sui capannoni che presentavano quelle carenze.
Questo segmento presenta una caratteristica che lo distingue dal residenziale: la classificazione sismica è arrivata dopo la costruzione di gran parte del parco, quindi la vulnerabilità dipende dall'epoca costruttiva in modo ancora più marcato.
Monitoraggio strutturale dei siti industrialiCosa prevedono i paesi per il costruito esistente
Il quadro degli obblighi di valutazione della vulnerabilità, distinto da quello degli obblighi di strumentazione, presenta situazioni diverse.
Italia. L'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 3274 del 2003 ha introdotto l'obbligo di verifica di vulnerabilità sismica per gli edifici e le opere di interesse strategico e rilevanti, pubblici e privati, in ogni zona sismica, con esclusione delle opere costruite o adeguate secondo le norme successive al 1984. La verifica è obbligatoria, e l'intervento conseguente resta subordinato alla disponibilità di risorse. I termini sono scaduti: il 31 dicembre 2018 per le zone 1 e 2, il 31 dicembre 2021 per gli edifici scolastici in quelle zone, il 31 dicembre 2023 per il completamento delle verifiche sugli edifici strategici nazionali.
Turchia. Il codice del 2018 e la direttiva di attuazione del 2025 rendono obbligatorio l'adeguamento per le strutture erette prima del 2000.
Portogallo. Dal 2019 la valutazione sismica degli edifici esistenti è obbligatoria negli interventi di riabilitazione.
Ambito europeo. La parte terza dell'Eurocodice 8 disciplina valutazione e adeguamento degli edifici esistenti ed è cogente in Bulgaria, Cipro, Francia, Portogallo e Slovenia.
In quali paesi il monitoraggio strutturale è obbligatorioNota metodologica
Fonti principali. Il modello europeo di rischio ESRM20 e il modello di pericolosità ESHM20 sviluppati nell'ambito di EFEHR, i lavori del Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea, la letteratura peer-reviewed sull'evoluzione dei codici sismici in Europa, e i dati censuari nazionali di ISTAT per l'Italia e di ELSTAT per la Grecia. Il dato sul numero di edifici a uso produttivo in Italia proviene da una elaborazione CRESME ripresa dalla stampa, quindi da fonte secondaria.
Comparabilità dei dati. I censimenti nazionali usano soglie temporali e definizioni diverse, quindi le quote di costruito antecedente al primo codice sono confrontabili solo come ordini di grandezza. Per Croazia e Slovenia i dati sulle tipologie costruttive derivano da modelli e rilievi di esperti invece che da tavole censuarie, perché quei censimenti rilevano gli alloggi senza rilevare i sistemi strutturali. Per Bulgaria, Regno Unito, Germania e Francia una quota nazionale di patrimonio anteriore al primo codice confrontabile con i censimenti mediterranei risulta non reperibile.
Adozione formale e applicazione effettiva. Le date indicano quando una regola è entrata in vigore, e l'applicazione ha seguito percorsi diversi da paese a paese.
Natura delle stime. Le perdite attese del modello europeo sono valori modellati con incertezza, utili per confronti relativi più che come valori assoluti. I dati osservati sugli eventi passati e quelli modellati derivano da metodi diversi e restano distinti.
Dati italiani. I dati strutturali per epoca e materiale derivano in larga parte dal censimento 2011, e il censimento permanente aggiorna progressivamente il quadro.
Questa pagina descrive un quadro comparativo e non sostituisce alcuna valutazione tecnica su un edificio specifico.
Registro delle modifiche
Ultimo aggiornamento: 4 settembre 2026
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