Su un edificio storico la posta è la sicurezza di chi lo abita, lo visita o ci lavora, e la conservazione di un patrimonio irripetibile. Sono strutture nate senza criteri antisismici, modificate nei secoli e spesso ancora in uso, in cui il degrado avanza lentamente e senza segnali evidenti. BBOX 2.0 lo rende misurabile e traduce la misura in una relazione firmata da un ingegnere strutturale.
Palazzi storici, chiese, teatri, musei, torri e campanili, edifici vincolati adibiti a uffici o a scuole: contesti diversi, stessa condizione di fondo. Rotazioni, cedimenti e degrado dei materiali progrediscono con una lentezza che un sopralluogo periodico fatica a quantificare: si vede la lesione, e resta da capire a che velocità avanza.
Sui beni tutelati ogni intervento va giustificato agli enti di tutela, e arrivare con un'evidenza misurata invece che con un'impressione cambia la conversazione. Il monitoraggio strutturale continuo rende la conservazione un processo informato dai dati.
La Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 febbraio 2011, che definisce le linee guida per la valutazione e la riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale, riconosce il monitoraggio fra gli strumenti per il controllo dell'evoluzione dei dissesti e per la programmazione degli interventi di conservazione. Le misure continue documentano quell'evoluzione con dati che restano agli atti.
Un solo hardware copre due esigenze: seguire il bene giorno per giorno e sapere come ha reagito a un terremoto.
Sulle strutture snelle l'inclinazione è il primo indicatore, e il confronto del bene con la propria storia sostituisce il riferimento a un modello astratto.
Su torri, campanili e strutture snelle l'inclinazione è restituita già dalla configurazione base, e la sua evoluzione nel tempo è il primo indicatore di un cedimento in atto.
Le variazioni delle caratteristiche dinamiche segnalano il degrado, con la compensazione degli effetti ambientali a distinguere il movimento reale dalle oscillazioni dovute a temperatura e umidità, che sulle murature storiche sono tutt'altro che trascurabili.
Il datalogger accoglie sensori di diverse tipologie: inclinometri avanzati, fessurimetri, estensimetri, distanziometri e sensori ambientali.
La risposta registrata durante la scossa, disponibile quando servono decisioni rapide.
Durante una scossa il sistema registra la risposta reale della struttura, e quel dato supporta una valutazione tempestiva delle condizioni e delle priorità di messa in sicurezza.
I dati registrati indicano su quali parti concentrare verifiche e messa in sicurezza, e costituiscono documentazione tecnica dell'evento da presentare agli enti di tutela.
Un solo hardware copre due esigenze: seguire il bene giorno per giorno e sapere come ha reagito a un terremoto.
Come funziona il monitoraggio strutturale →Quello che arriva sul tavolo di chi decide è una relazione interpretata e firmata da un ingegnere strutturale, in due forme.
La relazione periodica SHM documenta con dati certi l'evoluzione della condizione del bene e offre agli enti di tutela e ai piani di conservazione un'evidenza oggettiva su cui fondare le scelte.
La relazione post-evento fotografa lo stato del bene dopo un sisma e riporta la risposta misurata della struttura, con gli elementi per stabilire le priorità di messa in sicurezza.
Tra le installazioni rappresentative, il campanile della Chiesa di San Nicola di Bari a Camposanto, nel Modenese: un bene del XVI secolo gravemente danneggiato dal terremoto del 2012 in Emilia-Romagna e restaurato nel 2016. Quattro sensori accelerometrici ne seguono l'inclinazione nel tempo e ne rilevano la risposta sismica, con dati tecnici oggettivi a supporto della conservazione preventiva.
Il team MOSI è disponibile per una consulenza tecnica personalizzata.
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